sabato 1 dicembre 2007

Il tuo e il mio silenzio.

Due parole e poi il silenzio.
Ecco la tua ricetta per mettermi davanti alla mia stupidità in una frazione di secondo. Abbasso lo sguardo dalla vergogna e m'infurio con me stessa, ma è troppo tardi, le lacrime non valgono a riparare.
E' come se estraessi il peggio di me in uno schiocco di dita, per poi farmici sbattere contro. Tutto questo semplicemente essendo te stesso, ritraendoti a ragione dalle accuse infondate, superflue.
Non ti credo, non credo che un uomo come te possa interessarsi alla donna depressa e inutile quale io sono, nonostante i rimbrotti: "...lascia decidere a me se sei bella...devo stabilire io se mi piaci..." e poi, sotteso: "ti desidero".
Sta qui la discrasia, mi desideri con quel fare da galantuomo, mai volgare, mai invadente, mai insolente. Lo sento sai? Percepisco il desiderio, solo non mi spiego perché il tuo comportamento sia diverso da quello degli uomini che mi hanno desiderata fin ora.
Capisci? Non sono abituata, e stiamo parlando solo di un'eventuale scopata, cosa succederebbe se l'asse del tuo interesse dovesse spostarsi? Perché il mio di asse già vacilla, sarei propensa a perdermi nei tuoi silenzi framezzati da parole dolci e sincere, delle quali solo tu sei capace.
Non riesco a sostenerti, questo è il problema, il mio passato e il mio presente poggiano su relazioni grette, la tua normalità è troppo lieve, mi destabilizza e mi mette davanti ad una realtà scomoda, sconcertante, insostenibile. Seguiterò a sbagliare perché non so fare altrimenti, sono il prodotto delle mie esperienze incatenata alla mia piccineria.